NEW GOOGLE GLASSES – REALITY – SEARLE and EDELMAN
Sulla materia della mente
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Come la materia diventa immaginazione
Autore: Gerald M. Edelman, Giulio Tononi
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2000
Che cosa succede dentro la nostra testa quando pensiamo? Come può una serie di eventi puramente fisici, basati su minuscole variazioni di potenziali elettrici e sul rilascio di piccole quantità di sostanze chimiche all’interno di un tessuto gelatinoso che chiamiamo cervello, dare vita all’esperienza cosciente? Eppure nella nostra testa c’è un universo di coscienza che contiene tutto ciò che noi siamo, quello che proviamo e quello che sappiamo. I recenti progressi compiuti dalle neuroscienze forniscono ora un quadro piú dettagliato, attraverso il quale possiamo iniziare a rispondere su base sperimentale alle domande che scienziati e filosofi si pongono da piú di duemila anni. In Un universo di coscienza Edelman e Tononi presentano una teoria dettagliata della coscienza, solidamente fondata su basi empiriche, che tiene conto di tutte le proprietà fondamentali dell’esperienza cosciente, dalla sua natura privata e unitaria alla sua infinita varietà.
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Searle, John, The mystery of consciousness.
London, Granta Books, 1997, pp. 222, £. 9.99.
Recensione di Eddy Carli
Da oltre trent’anni, il lavoro filosofico di John Searle è caratterizzato dall’ambizioso progetto di elaborare una teoria generale della mente e del linguaggio; progetto che ha preso avvio dalla sistematizzazione degli atti linguistici fino all’analisi dei concetti di intenzionalità e coscienza, in un confronto serrato con le scienze cognitive, l’intelligenza artificiale e la neurobiologia.
Confermandosi filosofo provocatorio e originale, Searle nel suo recente libro The Mystery of Consciuousness (la cui traduzione italiana sarà prossimamente pubblicata dall’editore Raffaello Cortina) attacca la teoria oggi dominante secondo cui il pensiero umano è un processo di elaborazione dell’informazione, e con essa l’intelligenza artificiale e i tentativi di riproduzione meccanica della mente dell’uomo. Ma critica anche le recenti teorie del cervello proposte dalle neuroscienze, in quanto incapaci di dare ragione del fenomeno stesso che vorrebbero spiegare, cioè la mente. Nel libro sono raccolte e rielaborate sei recensioni ad altrettanti libri sul cervello e la coscienza tra il 1995 e il 1997, corredate da un capitolo introduttivo e uno finale dello stesso Searle. Le recensioni, ammirevoli per sintesi e chiarezza, riguardano autori che hanno posizioni originali e interessanti riguardo la possibilità di risolvere il “mistero della coscienza”. Gli interlocutori di Searle sono premi Nobel come Francis Crick e Gerald Edelman, il fisico-matematico Roger Penrose, il neuroscienziato Israel Rosenfield e filosofi come David Chalmers e Daniel Dennett, che rispondono a Searle, provocando un’accesa discussione dai toni non sempre amichevoli. Il dibattito che ne emerge fa del libro un contributo di notevole valore per chiunque abbia interesse a comprendere le relazioni tra mente e cervello.
Searle è convinto che sia possibile fornire una spiegazione di come il cervello possa produrre l’esperienza qualitativa che caratterizza la nostra coscienza. Ma per fare questo è necessario innanzitutto superare le teorie computazionali della mente, e il dualismo da esse implicato. Ovvero, posizioni come quella di Daniel Dennett, che rifiuta l’esistenza stessa degli stati qualitativi e della coscienza, e di David Chalmers, che difende invece l’irriducibilità della mente fenomenica e quindi un materialismo estremo.
Al materialismo e al riduzionismo Searle oppone due argomenti: il primo – ben noto grazie all’esperimento mentale della “stanza cinese” – afferma che la semantica di un sistema non può essere specificata dalla sola sintassi; un computer, come Deep Blue ad esempio, che sconfigge un campione di scacchi, può vincere una partita, ma senza capire nulla di scacchi. Il computer si limita a manipolare simboli, quindi è privo di semantica. Ma, aggiunge Searle con il secondo argomento, non solo la sintassi non determina la semantica, la fisica a sua volta non determina la sintassi. È soltanto la presenza di un interprete che legge i simboli come tali: essi di per sé non avrebbero alcun significato. È l’interprete che assegna un’interpretazione computazionale al sistema, quindi l’informazione non può spiegare la coscienza. Essa è un fenomeno reale, dotato di poteri causali. A differenza dell’informazione, il cervello è invece dotato di poteri causali, ed è dunque da qui, secondo Searle, che bisogna partire per rendere conto della mente e della coscienza. Le teorie neurobiologiche del cervello di Crick e Edelman vengono da Searle esposte e discusse con rigore e chiarezza, e in gran parte condivise, ma egli ne evidenzia l’incapacità di cogliere un punto essenziale. L’individuazione dei meccanismi cerebrali che danno vita alla coscienza costituisce un momento essenziale verso una spiegazione del fenomeno, ma non è ancora la spiegazione stessa. Nemmeno la neurobiologia, afferma Searle, riesce a chiarire il meccanismo causale che permette a uno stato cerebrale di produrre le esperienze soggettive. Il problema filosofico di fondo è che nel corso della spiegazione l’ontologia soggettiva della prima persona non può essere eliminata in favore della descrizione obiettiva in terza persona tipica delle scienze “forti”.
Per Searle è possibile giungere ad una spiegazione scientifica della coscienza e della mente, perseguendo ciò che egli definisce un “naturalismo biologico”, cioè senza rinunciare ad un’indagine degli stati qualitativi e soggettivi che caratterizzano la mente dell’uomo.«La coscienza è un fenomeno “mentale” qualitativo, soggettivo e allo stesso tempo che essa è una parte naturale del mondo “fisico”».
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